#iBelieveInWomen: ALESSANDRA BAGNARA

Intervista ad Alessandra Bagnara, presidente dell'associazione Linea Rosa per l'aiuto a donne e bambini vittime di violenza di genere

Linea Rosa è un’associazione ravennate che offre aiuto ed assistenza alle donne vittime di violenza, fin dai primi anni ’90.
In questi decenni ha contribuito non solo ad aiutare moltissime donne in difficoltà, ma anche a sensibilizzare le giovani generazioni e non circa le discriminazioni di genere.
Alessandra Bagnara ne è la presidente, ed io ho avuto il piacere di conoscerla due anni fa in occasione di una serata cui ha preso parte anche Valentina Vezzali. Porto con me un bellissimo ricordo di quel momento e dell’incontro con alcune delle volontarie, donne energiche, preparate, determinate e molto dolci. Questa intervista è stata l’occasione per potermi confrontare con Alessandra non soltanto su questi temi, ma anche sul suo percorso personale. Neanche a dirlo, trovo il risultato affascinante: le sue parole, come sempre, sanno arricchire e far riflettere chi le legge o le ascolta. Buona lettura!!

Alessandra, in cosa consiste il tuo lavoro?
Attualmente ricopro gli incarichi di Vice Comandante della Polizia Municipale di Ravenna e di Presidente dell’Associazione Linea Rosa.
In campo lavorativo e nella vita privata le mie scelte sono sempre state dettate dal desiderio di occuparmi di etica, giustizia e sociale. Sono una donna semplice che si è sempre impegnata per migliorarsi ed ottenere risultati professionali e nel volontariato.
Cosa, più di tutto, ti gratifica?
Soprattutto la conferma che le donne, se sostenute nei momenti di temporanea difficoltà, possono innescare percorsi virtuosi che le portano verso una vita serena e autonoma, lontano dalla violenza e dai soprusi dei quali sono state per lungo tempo vittime. La forza delle donne mi sorprende e, allo stesso tempo, mi riempie di orgoglio.
Come è nata Linea Rosa?
Linea Rosa è nata nel 1991, quando ero già dipendente della Polizia Municipale e già consapevole ed interessata alla questione della violenza contro le donne in ambito familiare, di cui solo all’epoca si cominciava a parlare apertamente. Partecipai ad un corso di formazione per approfondire l’argomento e divenni così parte del gruppo di donne che, al termine, decisero di fondare l’associazione. Intravvedevo la possibilità di lavorare concretamente per contribuire al cambiamento culturale che, evidentemente, si stava rendendo necessario. Eravamo circa una trentina, e oggi siamo circa trenta socie più una ventina di sostenitrici.
Dove trovi ispirazione per ciò che fai?
Dal 1995 sono presidente di Linea Rosa e il percorso di questi decenni è il frutto di un serrato confronto con le socie e le consigliere, con le quali lavoro in stretto contatto. La mia impronta è presente nei progetti, nelle linee politiche e nelle scelte che ogni giorno il mio ruolo mi impone, ma amo confrontarmi e raccogliere le opinioni di chi si interfaccia costantemente e in prima linea con la violenza e con le storie delle donne.

Alessandra con Lella Costa.

Alessandra con Lella Costa.

Qual è stato il più grande obiettivo che hai raggiunto e come l’hai ottenuto?
Se mi guardo indietro sono molti gli obiettivi che mi ero prefissata e che ho raggiunto, ma il mio carattere non mi permette di fermarmi a lungo per gioirne, e mi impone di guardare avanti e di individuare sempre nuove sfide. Qualcuno diceva che non è importante la meta ma il viaggio per raggiungerla, e io condivido questo pensiero. La strada che ho percorso mi ha permesso di conoscere persone straordinarie con cui ho condiviso un pezzo di vita e dalle quali ho ricevuto tanto in termini di affetto e di arricchimento culturale. Forse i più grandi obiettivi raggiunti sono l’aver mantenuto intatte la capacità di indignarmi davanti alle ingiustizie sociali e la fiducia nella giustizia.
Qual è stato il più grande errore, come l’hai superato e cosa hai imparato?
Come la maggior parte delle persone, ho commesso molti errori e ognuno di essi mi ha insegnato qualcosa. Ho imparato a controllare il mio impeto e a riflettere a lungo prima di prendere decisioni importanti, studiando il problema da varie angolazioni.
Quali difficoltà e quali soddisfazioni quotidiane incontri in Linea Rosa?
La principale difficoltà rispetto al mio ruolo è legata al poco tempo a disposizione che il lavoro mi lascia per seguire le innumerevoli questioni che sono poste alla mia attenzione. Linea Rosa agisce su numerosi fronti: formazione, informazione, prevenzione, accoglienza e ospitalità di donne e bambini vittime di maltrattamenti. Ognuno di questi comparti operativi deve essere supervisionato; è necessario un confronto giornaliero con le operatrici e le volontarie per decidere le strategie da adottare per ogni singolo caso. La soddisfazione maggiore è rendersi conto che l’associazione migliora quotidianamente e che le donne che si rivolgono al centro antiviolenza vengono seguite con competenza e dedizione e, non da ultimo, spesso i loro percorsi vanno a buon fine grazie all’impegno delle operatrici e delle volontarie.
Come riesci a conciliare lavoro, impegno sociale e vita privata?
Conciliare è una parola grossa; cerco un equilibrio che quasi mai riesco a raggiungere. Nella difficile equazione è quasi sempre la mia vita privata a rimetterci, ma non mi lamento perché la passione che mi spinge ad operare con e per le donne è trascinante e spesso soddisfacente.
Dove vedi Linea Rosa fra cinque anni?
Linea Rosa ha due anime: una proiettata verso l’esterno, tesa a innescare il cambiamento culturale necessario a sconfiggere la violenza contro le donne, e una più intimista, fatta di confronto fra le operatrici e le socie, di riflessione sui temi e sulle politiche da adottare. A mio avviso queste due strade ci diranno quale sarà il futuro dell’associazione.
E tu, fra cinque anni?
Mi vedo ancora pronta e determinata ad affrontare questo lungo cambiamento culturale che spero possa portare le donne a vivere in un mondo civile e rispettoso.
Avere successo è…
Faccio mia la definizione di Colin Powell: “Non ci sono segreti per il successo. È il risultato di preparazione, duro lavoro e apprendimento dai fallimenti”. Quindi per me avere successo è lavorare ogni giorno per migliorare e svolgere con attenzione i compiti che mi vengono affidati.
Mettersi in gioco è…
È essere disposti a soffrire per riuscire a gioire. Credo sia l’unico modo per poter essere in sintonia con gli altri: svelare una parte di noi stessi nella speranza che l’altro l’accolga e la conservi con cura.
Cosa significa “volersi bene”?
Essere capaci di accogliere noi stesse e accettarci con tutte le imperfezioni sia del corpo che dell’anima. Se non ci amiamo, se non ci rispettiamo, se non ci prendiamo cura di noi può accadere che anche gli altri si sentano autorizzati a non rispettarci. E questo è spesso molto pericoloso.
Oggi, cosa diresti all’Alessandra di 20 anni?
Avrei sicuramente la tentazione di metterla in guardia da alcune situazioni o persone però, riflettendo, questo cambierebbe completamente il mio percorso di vita, del quale sono tutto sommato soddisfatta. Forse l’unico pensiero che trasmetterei a me stessa giovane è quello di dedicare il massimo del tempo alle persone che ci amano; spesso la loro permanenza nella nostra vita è troppo breve, e restano i rimpianti delle cose non fatte e non dette.
E a una giovane donna di 20 anni?
Le giovani donne si trovano oggi davanti a una situazione sociale ed economica molto complessa. Hanno acquisito diritti e opportunità che quelle della mia generazione non avevano, ma – purtroppo – devono affermarsi professionalmente e anche umanamente in una società dove le donne fanno comunque ancora fatica ad emergere. L’unico consiglio che mi sento di dare loro è di continuare a combattere per i propri diritti senza scoraggiarsi, perché le donne di tutte le epoche ci hanno dimostrato che cambiare si può ed è un dovere impegnarsi in tal senso.


IDENTIKIT: Alessandra Bagnara

  • Luogo di nascita: Ravenna
  • Classe: 1965
  • Segno Zodiacale: Acquario
  • Tre aggettivi che ti rappresentano: Sincera, determinata, leale.
  • La citazione che ti rappresenta:
    “Le radici della violenza: la ricchezza senza lavoro, il piacere senza coscienza, la conoscenza senza carattere, il commercio senza etica, la scienza senza umanità, il culto senza sacrificio, la politica senza principi”. Mahatma Gandhi
  • Il miglior consiglio ricevuto: Prenditi cura di te stessa.
  • Il libro importante: “1984” di George Orwell
  • La coccola irrinunciabile: Un massaggio al termine di una lunga giornata di lavoro.
  • Una donna con cui vorresti andare a cena e perché:
    Simone de Beauvoir. Sarebbe bello poterci confrontare sulla condizione femminile e sentire il suo parere in merito al percorso delle donne nell’ultimo secolo. Credo che sarebbe una delle cene più interessanti della mia vita.

Alessandra, Valentina Vezzali ed io il 22 agosto 2013.

Alessandra, Valentina Vezzali ed io il 22 agosto 2013.

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Valentina Crociani

Wedding blogger e giornalista. Celebro storie belle e condivido ispirazioni su matrimoni e lifestyle.

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