#iBelieveInWomen: ANNA FINELLI

Intervista ad Anna Finelli, mosaicista titolare di AnnaFietta, bottega di mosaico contemporaneo a Ravenna. Temi: essere donna, famiglia, lavoro, maternità, libera professione

Fin dai tempi del liceo, quando penso ad un dono per le persone che non vivono a Ravenna, cerco sempre di regalare qualcosa che “parli” della mia città. Essendo amante dei mosaici, da anni frequento la bottega della mosaicista Anna Finelli, in pieno centro e a pochi passi dalla meravigliosa basilica di San Vitale.
Anna è una donna carismatica, dal sorriso intelligente e dal piglio energico; una guerriera che sprizza forza, dolcezza e tenacia da tutti i pori. Qui ci sono un po’ di tessere della sua vita, della sua personalità e del suo lavoro. Spero che leggerle vi appassioni, così come è successo a me mentre le ascoltavo.

Anna, in cosa consiste il tuo lavoro?
Sono un’artigiana e aiuto le persone a regalare un sorriso.
Ho studiato Storia Antica con indirizzo in Archeologia Etrusca, poi ho frequentato un corso di restauro archeologico – professione che ho svolto per circa dieci anni. L’attenzione alla definizione delle epoche preistoriche che i miei studi prima e il mio lavoro poi richiedevano, mi hanno fatto sviluppare una particolare esperienza nella decorazione dei materiali, discriminante necessaria a definire le epoche, essendo le fonti incerte. L’interesse per i materiali, assieme alla passione per ciò che faccio, mi portano a creare sempre qualcosa di nuovo. Parlo tre lingue e ho un negozio di fronte a uno dei monumenti più belli del mondo. Forse, altrove tutto questo verrebbe sminuito. Invece qui la gente arriva per un motivo forte – cioè il turismo artistico e culturale – e io, da parte mia, ci metto la personalità e il sorriso, e ciò che ne ricevo è lo stupore e la voglia di portare il mio gusto a casa propria.
Cosa, più di tutto, ti gratifica?
I complimenti, che sono il miglior riscontro. Soprattutto di chi entra anche senza comprare nulla, ma apprezza con sincerità. Tutto questo mi riempie. E mi serve.
Come è nata la tua bottega?
In via Argentario 5, a pochi metri da dove sono ora, i miei nonni avevano un negozio di antiquariato. Sono cresciuta lì, era la mia casa, da cui da sempre vedevo folle di turisti da tutto il mondo percorrere questa strada. Nel 1998, anno in cui ho aperto AnnaFietta, la vendita di mosaico moderno a Ravenna non esisteva e dall’intuizione di dover dare una risposta a questo vuoto è nata questa esperienza imprenditoriale. Tutti mi hanno sconsigliato di intraprendere questo progetto che, invece, ha funzionato fin da subito. Ho iniziato collaborando con studentesse dell’Istituto d’arte per il mosaico; vendevamo cornici, scatole, ma non avevamo una vera e propria struttura organizzata. Poi, un giorno, è entrata in bottega una giovane donna chiedendomi di realizzare le bomboniere per il suo matrimonio. Aveva in mente delle scatoline in mosaico e ne voleva almeno centoventi, in poco tempo. Cominciarono subito a prudermi le mani e, in quel momento, mentre accettavo quel lavoro, che rappresentava anche la prima vera sfida della storia del negozio, capii che ero pronta. Da allora, amo definirmi artigiana proprio perché mi piace ascoltare i miei clienti ed i loro suggerimenti, cercando di assecondare sempre le loro esigenze e i loro gusti. Un esempio? Mi hanno fanno notare che era difficile reperire le tessere per cimentarsi nell’arte del mosaico a casa propria, per hobby, ed io ho iniziato a vendere anche i materiali. Ecco, il mio lavoro è nato e cresciuto ascoltando ciò che desiderava la gente, e rispettando le scadenze.
Dove trovi ispirazione per ciò che fai?
Nei viaggi. Come per la mia ultima mostra “Saraghine”. Dalla natura e dall’arte in generale vengono gli abbinamenti di colori che utilizzo con le tessere. Sono cresciuta amando il mosaico e, grazie ai miei studi, ho un bagaglio iconografico importante dal quale attingere e che ritorna in ciò che faccio. Annafietta è nata così: ho unito le due cose. Mi sento un po’ una cuoca, che cucina molto con gli ingredienti che ha a disposizione, cercando di tirare fuori da essi ricette e sapori sempre nuovi.

Anna Finelli fotografata da Enrico Calderoni

Anna Finelli fotografata da Enrico Calderoni


Quale grande obiettivo hai raggiunto e come lo hai ottenuto?
A parte le centoventi bomboniere per il matrimonio, il lavoro più grande che ho fatto si trova ora in Texas. Si tratta di tre mosaici molto grandi creati a Ravenna, poi spediti e montati in una villa privata: un camino alto 120 cm e lungo 7 metri, e l’intera parete di un bagno. È stata un’esperienza nata per caso, che mi ha messa molto alla prova: due coniugi americani sono entrati curiosi in bottega, e hanno poi chiesto ed insistito affinché lavorassi per loro. Ancora una volta, ho raggiunto questo obiettivo rischiando, credendoci e anche lasciandomi guidare dall’istinto. Seguire il montaggio in America e poi confrontarmi con il risultato, mi ha riempita di orgoglio e soddisfazione.
E l’errore più grande? Come l’hai superato e cosa hai imparato?
Di errori ne ho fatti tanti e continuo a farne un mucchio. A me invecchiare è servito solo a far venire rughe e capelli bianchi [e qui ce la ridiamo di gusto]. Alla fine, ho trasformato sempre tutto in qualcosa di positivo. Gli errori più grandi li faccio perché sono matematicamente distratta e non bado troppo ai numeri. Ho ampliato il negozio nell’anno di peggiore crisi, e non ci ho dormito per un bel po’, perché ho speso più di quanto avessi preventivato e immaginato. Questa è un’attività costosa, che molto spesso richiede freddezza , dote che non mi appartiene. È uno degli svantaggi di essere sola al timone: a volte sono “sbilanciata” e il rischio di fare errori “di pancia” aumenta. Però rifarei tutto, perché bisogna anche un po’ osare.

Quali competenze e quali aspetti attitudinali sono per te necessari per fare bene il tuo lavoro?
Io non sono una mosaicista perché nasco come restauratrice, ma ho scelto di essere un’imprenditrice artigiana che riesce ad assemblare idee, colori e buone capacità organizzative, unitamente alla conoscenza delle lingue.
Che consiglio daresti a chi vorrebbe aprire un’attività di questo tipo?
Ho scelto questo mestiere e non quello da dipendente perché avevo bisogno di libertà mentale, ma ho perso quella fisica. Serve tanta forza di volontà e tanto spirito di sacrificio per mandare avanti un’attività in proprio e una famiglia. La fatica è tanta, la soddisfazione è tanta.
Cosa ti ha insegnato questo lavoro?
Ho un carattere molto impulsivo, spesso al limite della sgarberia. Non riesco sempre a frenarlo, ma questo lavoro mi aiuta quotidianamente a smussarlo.
Come vedi tu e Annafietta fra cinque anni?
Alla grande.
A cosa hai rinunciato per il lavoro?
A seguire mia figlia come avrei voluto, invece di vederci soltanto la sera, che è il momento più pesante per entrambe. Ho perso mia madre e mio marito all’età di trentaquattro anni, quando Sofia ne aveva due. Senza l’aiuto di mio fratello Luigi e di tanti cari amici, credo che la mia vita sarebbe andata diversamente.
A cosa hai rinunciato per la famiglia?
Viaggio poco. Vorrei viaggiare di più, magari fra gennaio e febbraio, quando il flusso di turisti rallenta e le festività sono concluse. Ma Sofia in quel periodo è a scuola, ed io resto qui.

Avere successo è…
È sentire che ciò che ho fatto ha funzionato. Come quando qualcuno viene apposta a Ravenna per comprare da me anche solo una scatolina. Dietro a quel viaggio c’è la mia reputazione.
Mettersi in gioco è…
Uscire dallo schema delle cose che hai già fatto e provato per andare avanti, oltre.
Come ti vuoi bene?
Un’ora di allenamento al giorno, facendo diversi sport che mi piacciono.
Oggi, cosa diresti all’Anna di 20 anni?
Studia di più.
E a una giovane donna di 20 anni?
Studia. A 20 anni bisogna studiare perché è attraverso lo studio che si acquisiscono gli strumenti per vivere. Nessuno, nella vita, ti interrogherà più su “I Malavoglia”, ma ti serviranno. Magari, quando avrai 50 anni, ti si ripresenteranno e saprai come muoverti, o come leggere ciò che ti sta accadendo.


IDENTIKIT: Anna Finelli

  • Luogo di nascita: Ravenna
  • Classe: 1965
  • Segno Zodiacale: Gemelli
  • Tre aggettivi che ti rappresentano: Tenace, duttile, appassionata. Posso aggiungere anche “grassa”?
  • La citazione che ti rappresenta:
    Sono due: “Tutte le famiglie felici si somigliano. Ogni famiglia infelice è, invece, disgraziata a modo suo” e “Le vite più complesse sono quelle più fruttuose di esperienze interessanti”.
  • Il miglior consiglio ricevuto:
    “Chiusa una porta, si apre un portone”. Me lo diceva sempre la mia mamma, che l’importante è non fermarsi, e che bisogna andare avanti mettendoci del nostro per far aprire porte sempre nuove. Non bisogna aspettare che le cose succedano, ma spendersi con la giusta dose di energia per farle accadere.
  • Il libro importante: “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza.
  • La coccola irrinunciabile:
    Sono una lettrice accanitissima, quindi leggere tutti i giorni, soprattutto al mattino.
  • Una donna con cui vorresti andare a cena e perché:
    Carla Baroncelli, con cui sono diventata amica da poco. Oltre ad essere molto colta, è una delle persone più divertenti che io conosca.



Le fotografie sono di Sara Baraccani; ne trovi molte altre su Flickr.

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Valentina Crociani

Wedding blogger e giornalista. Celebro storie belle e condivido ispirazioni su matrimoni e lifestyle.

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1 Comment

  1. Rispondi

    serena

    10/07/2015

    bellisssima storia davvero! Specialmente perché nella sofferenza ci si rimbocca le maniche anziché piangersi addosso e cercare qualcuno o qualcosa a cui dare la colpa. Le donne così avranno sempre la mia ammirazione!

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