GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: LA STORIA DI VIOLA

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In questo blog parlo principalmente di Amore, senza distinzioni di credo, sesso, razza e genere.
Sono molto fortunata: ho scelto questo lavoro perché ogni giorno sono letteralmente inondata dalla bellezza e dall’energia positiva di coppie innamorate, famiglie felici, abiti da sogno, allestimenti incantevoli.
Oggi, però, voglio ricordare che il matrimonio è, sì, il coronamento di un percorso intrapreso assieme, ma anche l’inizio di una storia altrettanto importante fatta non solo di fiori e sorrisi.
Il matrimonio è difficile: anche se partiamo con le migliori e più alte intenzioni, la vita ci prova – inevitabilmente – e capita che arrivi qualche incomprensione, qualche silenzio, qualche malumore all’interno di questo continuo provare a capirsi e smussarsi (che, poi, per me significa “amare”) che è il matrimonio.
La favola può perdere un po’ di smalto, talvolta, e allo stesso tempo continuare a migliorare.
E, fin qui, è tutto normale.
Non è invece normale quando la favola si trasforma in incubo, quando dall’amore (presunto) nasce la violenza, e quando questa violenza, nel peggiore dei casi, si trasforma in morte per mano della persona che si ama.
Oggi, nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, sono profondamente felice e molto onorata di ospitare la storia vera di una giovane donna vittima di violenza da parte di colui che era suo compagno e padre del suo bambino.
Spero con tutto il cuore che questa testimonianza possa aiutare e dare forza e fiducia a chi ora si trova nella sua stessa situazione.
Viola è un nome inventato da me.
Non a caso il nome di un fiore: amo i fiori; la loro semplice eleganza mi riconcilia con il mondo.
Ho scelto di dare a questa giovane amica il nome di un fiore perché noi donne – tutte – siamo proprio così, come i fiori: belle e forti, nonostante tutto. Anche nonostante la violenza.
Valentina

Cara Valentina,

Non sono forte nei riassunti, ma cercherò di far stare tutto il mio percorso in poche righe, trasmettendoti quello che ho provato e che provo ora scrivendotelo.

Sono sempre stata una bambina rotondetta, presa in giro da tutti dal primo giorno delle elementari.

Alle medie, quando tutte iniziavano ad avere i primi fidanzatini, io iniziavo a subire i primi spintoni ed i primi insulti in corridoio a scuola, e correvo a casa a piangere da mia nonna, che mi consolava.

I miei genitori erano totalmente assorbiti dai loro lavori, che quando arrivavo a casa non mi chiedevano mai nulla delle mie giornate a scuola.

Ed io non raccontavo nulla a loro: il mio unico punto di riferimento era la mia adorata nonna.

Un giorno di maggio, però, poco prima degli esami di terza media, mia nonna ci ha lasciati. Questo avvenimento ha creato un tale vuoto dentro di me da farmi perdere qualsiasi punto fisso.

Da un giorno all’altro mi sono ritrovata a dovermi interfacciare con due genitori che non sapevano nulla di me e che, oltretutto, avevano deciso di separarsi.

Il primo anno di superiori l’ho vissuto con questo peso sulle spalle e mi sono buttata totalmente sugli studi. Avevo 10 in gran parte delle materie, ma non importava a nessuno: i miei genitori erano troppo impegnati a litigare per separarsi e le compagne iniziavano anche loro a colpirmi sul mio unico punto debole, il peso.

Alla fine del primo anno, pur di essere lasciata in pace, piombai nell’anoressia: mangiavo poco o niente, ma finalmente in classe mi lasciavano stare e le offese erano finite.

Arrivò anche per me il primo fidanzatino, che a Natale venne a conoscere la mia famiglia ed il giorno dell’Epifania mandò un suo amico per dirmi che mi lasciava, perché la ragazza che stava frequentando mentre stava con me era rimasta incinta.

Piombata nuovamente nel mio vuoto, ho ricominciato a mangiare, sempre di più.

Sono crollata definitivamente e, da prima della classe, ho perso qualsiasi interesse per lo studio, decidendo di mollare la scuola. A seguito di questa scelta sbagliata è subentrata la bulimia.

I miei genitori, non sapendo che fare, iniziarono a rimpallarmi fra cliniche e specialisti, spendendo un sacco di soldi.

Non so dove trovai la forza, ma un giorno decisi di andare a lavorare e diventare finalmente indipendente per andarmene di casa.

Avevo capito che il problema era proprio lì, all’interno della mia famiglia: non avevamo tempo di ascoltarci, non ci conoscevamo, ed i miei genitori erano troppo presi a continuare a litigare fra loro senza nessuna voglia di conoscermi e comprendermi.

Ho cominciato a lavorare part-time di giorno, e mi sono iscritta alle scuole serali.

Andava tutto abbastanza bene: avevo la mia indipendenza, la patente e, arrivata a 20 anni, il mio piccolo bilocale dove vivere.

Ero molto soddisfatta e facevo molto bene l’unica cosa che avevo visto fare ai miei genitori in tutti quegli anni: uscivo la mattina presto per andare a lavorare e tornavo il più tardi possibile stanca morta dalla giornata lavorativa, continuando a studiare la sera.

Poi arrivò nella mia vita il papà di mio figlio.

Avevamo tantissime passioni in comune, sembravamo perfetti e mi sembrava che lui piacesse anche ai miei.

Nonostante mi sembrasse un po’ aggressivo e possessivo, decisi di andare a convivere con lui, perché pensavo che “tanto, una volta sotto lo stesso tetto, non avrebbe più manifestato comportamenti possessivi perché io sarei stata lì con lui”.

Mi sbagliavo.

Mi menava, e quando rimasi incinta le botte aumentarono.

Al settimo mese, a seguito di un litigio, mi sollevò per la gola fino a farmi perdere i sensi, poi chiamò i miei genitori dicendo di venirmi a prendere e di riportarmi a casa loro perché non voleva più né me né il bambino.

I miei mi ospitarono fino al parto. Dopo la nascita di nostro figlio lui si presentò per riconoscere il bambino, chiedendo scusa e dicendo che sarebbe cambiato.

Tornai a vivere con lui assieme a nostro figlio, ma dopo un solo mese le botte ripresero, anche quando avevo in braccio il bambino e persino davanti ai miei genitori.

Iniziai un calvario che durò un anno: lui mi picchiava, io chiamavo i Carabinieri, loro lo calmavano, poi arrivavano gli assistenti sociali. Lui dava la colpa a me, loro tentavano di farlo ragionare, lui gli bestemmiava addosso, sbatteva la porta della stanza e se ne andava.

Ad un certo punto, avevo talmente tanta paura che non parlavo più, ero caduta in depressione, ma ero di una lucidità infinita nel proteggere mio figlio.

Il mio avvocato, una donna davvero molto forte, mi ha dato il coraggio e la sicurezza che se fossi andata via da lì con il mio bambino, ci avrebbe protetti da lui ed avrebbe risolto ogni cosa.

Io le ho voluto credere.

A distanza di diversi anni da quel giorno, sono contenta di averle creduto e di averle dato fiducia: ho ricostruito ancora una volta la mia vita.

Anzi, l’ho migliorata perché ho imparato a scegliere chi tenere accanto a me.

Il mio bambino cresce felice e forte, oggi ho accanto un marito che ci ha scelti per la nostra storia e per combattere insieme a noi e, dopo tutto questo tempo, ho avuto una rivincita grande grande: tutte le persone a cui il papà di mio figlio era andato a dire che io ero matta e che mi ero inventata tutto, sono venute a chiedermi scusa per avergli creduto.

Il tempo ha mostrato la verità e mi ha dato ragione.

E ti dirò di più, quando il papà del piccolo si è dato una calmata, mi ha chiesto scusa persino lui!

Ora, finalmente, sono felice.

La mia felicità è la mia famiglia.

Anche se io e mio marito siamo entrambi precari, siamo la prova che i soldi non fanno la felicità.

Ho voluto raccontarti tutto questo perché tu credi nelle donne e nella loro forza.

Io credo di non essere speciale rispetto a nessuno, ma so di essere forte e spero che la mia storia possa aiutare tutte coloro che stanno vivendo ciò che ho vissuto io, a reagire e a rimettersi in piedi.

Nel male che ho passato ho imparato tanto, in particolare so che possiamo rinascere davvero da tutto.

Un abbraccio

Ringrazio di cuore le volontarie del centro antiviolenza LINEAROSA di Ravenna (uno dei più importanti in Italia) per avermi supportata nella pubblicazione di questa storia.
Foto di copertina: Immaclé Barcelona.

Valentina Crociani

Wedding blogger e giornalista. Celebro storie belle e condivido ispirazioni su matrimoni e lifestyle.

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