#iBelieveInWomen: BARBARA FRONTERRE’

Barbara Fronterrè, imprenditrice titolare di Liccamuciula, Marzamemi. Donne e lavoro, artigianato.

Ho scoperto Liccamuciula nell’estate del 2012, durante uno splendido viaggio in Sicilia assieme alle mie amiche (e colleghe) Cristina e Gabriella.
È un negozio di charme che si trova nella caratteristica piazza di Marzamemi, un paesino di mare e pescatori che adoro, in provincia di Siracusa.
Ho avuto il piacere di incontrare e conoscere personalmente Barbara, che ne è l’anima e la titolare, e devo dire che il negozio parla proprio di lei, dei suoi gusti e delle sue attitudini, dei suoi studi umanistici ma anche della sua intelligenza imprenditoriale. Questo mix, per me, fa di Liccamuciula una vera eccellenza in cui non mi stanco mai di tornare, ogni volta che posso.
Se non ci siete mai state, lo consiglio caldamente: non vi deluderà! ;o)

Liccamuciula, shop cafè di artigianato siciliano.Barbara, in cosa consiste il tuo lavoro?
Liccamuciula è nata come una scommessa, di vita e di lavoro: tornare a casa, in Sicilia, e seguire un percorso differente da quello cui i miei studi mi avevano preparata, innestando in un unico luogo passioni e storie diverse, dall’amore per i libri e per l’arte, alle tradizioni familiari legate al cibo vero. Mi sono detta: “Proviamo a vedere se dalle cose che amo può nascere un lavoro”! E, in effetti, con il tempo, il groviglio inziale di intuizioni ed autoimpiego è diventato un vero progetto imprenditoriale. Oggi Liccamuciula è tante anime: un bar enoteca, un luogo di eventi, una boutique con selezioni importanti di artigianato, cosmetici naturali siciliani, vini e cibi biologici. Molte linee sono autoprodotte e recano il nostro marchio: proponiamo un concetto siciliano di buon vivere molto esteso.
Cosa, più di tutto, ti gratifica?
Riceviamo molti complimenti e anche attenzione da parte di stampa e blogger. L’emozione di chi passa nelle nostre “stanze” è sempre toccante, ma quando ci dicono che un posto così te lo aspetti a New York o a Parigi ne siamo particolarmente fieri, perché è un riconoscimento non solo nostro: significa riconoscere che proprio qui, nella periferia del Sud, possono nascere e svilupparsi idee imprenditoriali nuove ed esemplari. Per me, poi, il momento più gratificante è quando, da sola e in silenzio, lavoro al progetto di libro terapia. Infatti, da anni il nostro spazio libri è suddiviso per categorie “curative”: curiamo il mal d’amore con Jane Austen, per esempio, o la malinconia con Sedaris.
Come è nato il tuo shop cafè di charme?
Sono laureata in Lettere classiche ed ho un Dottorato di ricerca in Storia Religiosa. Per un breve periodo ho insegnato ed ho lavorato ad un progetto di ricerca che poi è diventato la mia tesi di dottorato. Ad un certo punto ho percepito che questo percorso, con le sue incognite e precarietà, non era giusto per me. Sono tornata nel mio paese di origine, Marzamemi, ed ho iniziato “ereditando” un piccolo negozio di artigianato ed occupandomi di servizi turistici. È stato circa 10 anni fa e si stava aperti pochi mesi l’anno, non avevamo dipendenti e gli utili erano, per così dire, improbabili. In più, volevo dare spazio alle mie passioni, e tutto questo sembrava strano, in Italia, perché se vendi formaggio non puoi pretendere di vendere anche gioielli e servire caffè in una libreria! Io invece mi sono ostinata a tenere insieme tutto ciò che amavo e questo ha significato un gran lavoro, specie sul piano burocratico e organizzativo. È stato faticoso arrivare a capitanare una vera impresa, con utili, dipendenti, e tutto ciò che ne consegue. Siamo cresciuti insieme a questi luoghi, e anche per questo la nostra attenzione verso il territorio e i problemi del suo sviluppo è massima.

Dove trovi ispirazione per ciò che fai?
L’ispirazione è imprevedibile, nasce da molte cose: un libro, un viaggio, una canzone, la meditazione del passato, o la curiosità per il futuro. Poi devi seguire la suggestione iniziale e trovare un ordine, una coerenza dentro il progetto e dentro l’allestimento. Mi guidano le mie convinzioni, a dare un ordine a tutto. Come l’idea che le cose belle e buone non devono essere di nicchia: puoi prendere un caffè o fare un aperitivo con pochi euro in un luogo bello e con prodotti di qualità. E anche l’essere schierata al 100% dalla parte della mia terra, che potrebbe essere la California d’Europa, ma ha primati negativi in ogni ambito. Così offro il massimo spazio ai produttori e agli artigiani siciliani, ed ho ideato collezioni di prodotti cosmetici naturali e conserve gourmet a filiera siciliana, un progetto che per me è qualcosa di più di una garanzia di qualità. Significa costruire relazioni, valorizzare le eccellenze, raccontare una Sicilia maestra di buon gusto, di buon vivere, di buone pratiche.
Quale grande obiettivo hai raggiunto e come lo hai ottenuto?
Vivere del mio lavoro, essere indipendente nelle scelte. Non ho mai pensato a come ci sono arrivata, ma se mi guardo indietro vedo una grande dedizione, tante rinunce, tante ore di lavoro ogni giorno, tanta ricerca, senza mai fermarsi.
E l’errore più grande? Come l’hai superato e cosa hai imparato?
Ci sono errori più grandi e più pericolosi di altri. Come innamorarsi di un’idea senza valutarne la spendibilità commerciale o non individuare dei collaboratori in grado di sostituirci o – ancora – non tutelare il proprio lavoro creativo e di ricerca. Devo dire che, più o meno, io questi errori li ho commessi tutti, e da questo ho imparato ad avere una lettura più realistica delle cose.
Quali competenze e quali aspetti attitudinali sono per te necessari per fare bene il tuo lavoro?
Le competenze possono essere arricchite e rafforzate con lo studio e la ricerca, e tutte le attitudini possono trovare una loro dimensione operativa dentro un progetto imprenditoriale complesso. Ma la cosa assolutamente indispensabile è la capacità di costruire una squadra: bisogna imparare a selezionare e formare le persone che lavorano con noi, a individuare le competenze e a delegare. Dobbiamo essere come direttori d’orchestra, conoscere cioè ogni strumento e il suo ruolo nella sinfonia, ma non suonarli tutti!
Che consiglio daresti a chi vorrebbe aprire un’attività di questo tipo?
Chiedersi con estrema sincerità se si pensa di poter dare al progetto una personalità originale e un respiro proprio. Si può avere un modello, non possiamo essere tutti pionieri, ma esaurita la spinta iniziale occorre proseguire con un discorso del tutto personale. Oggi la mescolanza di cibo, vino, libri, designer è di moda, ci sono tanti progetti interessanti e anche di elevata caratura: chiediamoci perché noi dovremmo fare la differenza.
Cosa ti ha insegnato questo lavoro?
Più che altro, mi ha dato delle conferme sul mio temperamento. Amo stare con gli altri ma la solitudine e l’assenza sono per me indispensabili per mantenere un discorso alto, nel lavoro come nella vita.
Come vedi tu e Liccamuciula fra cinque anni?
Salda sul territorio, ma con lo sguardo ormai rivolto fuori dalla Sicilia.
A cosa hai rinunciato per il lavoro?
Sono abbastanza fortunata, perché tutta la mia famiglia lavora in questo luogo splendido che è la piazza di Marzamemi. Questo mi ha aiutata a conservare un calore familiare e a crescere mia figlia in una situazione protetta. Certo, ho un calendario e degli orari diversi dagli altri – non posso andare al mare d’estate o fare il pranzo della domenica a casa – ma, in compenso, faccio un lavoro indipendente, creativo, in cui si sommano tanti significati non solo economici.
Mettersi in gioco è…
Mettersi in gioco mi appartiene e lo faccio totalmente, se serve, nel lavoro come nella vita privata. Ma non sono una giocatrice di azzardo: prima di agire osservo, cerco la sincerità con me stessa, la plausibilità di ciò che voglio fare.
Cosa significa, per te, “volersi bene”?
Non sprecarsi. Per fiorire bisogna essere autentici, chiedersi veramente cosa si vuole e non fare cose che non ci appartengono solo perché così va il mondo o perché questa è la richiesta che ci viene indirizzata dagli altri. Tutto quello che facciamo senza rispettare la nostra autenticità, è uno spreco.
Oggi, cosa diresti alla Barbara di 20 anni?
Impara l’inglese!
E a una giovane donna di 20 anni?
Divertiti, e studia più e meglio che puoi. Cerca i migliori maestri e una formazione d’eccellenza, qualunque siano la tua passione e il tuo talento. La passione e il talento, senza lo studio e senza disciplina, non costruiscono niente.


IDENTIKIT: Barbara Fronterrè

  • Luogo di nascita: La Spezia. Sono nata qui da emigranti siciliani.
  • Classe: 1967
  • Segno Zodiacale: Scorpione
  • Tre aggettivi che ti rappresentano: Indipendente, ironica, sincera.
  • La citazione che ti rappresenta: “Vivi in modo che quando morirai, anche il becchino sia triste per te” di Mark Twain.
  • Il miglior consiglio ricevuto: “Torna in Sicilia”. Me lo disse mia madre, quando avevo 30 anni.
  • Il libro importante: Ne ho almeno uno per ogni decennio. Alle strette direi “Giuda l’oscuro” di Thomas Hardy.
  • La coccola irrinunciabile: Caffè ristretto e forte di mezza mattina.
  • Una donna con cui vorresti andare a cena e perché: Teresa Forcades, monaca, medico, teologa, che ha abbandonato la clausura per dedicarsi all’attivismo politico di sinistra, in Spagna. Perché mi interessano le esperienze politiche di spessore.

Photo credits:
1,2,3,7: Valentina Crociani.
4,5,6,9 e primo piano di Barbara Fronterrè in copertina: Sabine Meyer.
8: Maria Vicini via Instagram.

Licenza Creative Commons
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Valentina Crociani

Wedding blogger e giornalista. Celebro storie belle e condivido ispirazioni su matrimoni e lifestyle.

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