#iBelieveInWomen: DONATA CURTOTTI di “LE BIANCHE MARGHERITE”

Donata Curtotti riesce a creare suggestioni che sono pura magia!
Conosciuta anche come Le bianche margherite, questa artista racconta le storie che le vengono affidate con un semplice fil di ferro!
Da anni seguo il suo blog ed ammiro il suo lavoro (ero ancora all’università!), ma solo pochi mesi fa ho avuto il grande piacere di conoscerla – seppur virtualmente – attraverso il suo profilo Instagram.
Trovo che le sue opere siano un vero incanto (guardarne le foto crea dipendenza!!), quindi sono stata particolarmente contenta di intervistarla e farmi raccontare come è iniziata la sua storia professionale.
Ci siamo fatte una bella chiacchierata in cui mi ha detto che è moglie ed anche mamma di Bianca e Margherita, i cui nomi hanno ispirato quello della sua attività.
Il resto lo trovate qui sotto, e spero possa entusiasmarvi come ha entusiasmato me 😉

le bianhe margherite, donata curtotti, valentina crociani, con un semplice fil di ferro, I believe in women

Donata, in cosa consiste il tuo lavoro?
Sono un’artista e, in quanto tale, per me è stato difficile, soprattutto all’inizio, essere presa sul serio.
Il mio lavoro rischia di essere sminuito e catalogato come un hobby, quasi un gioco, invece da qualche anno ho aperto la partita iva.
All’inizio avevo certamente paura, ma anche nulla da perdere, e questa si è rivelata la scelta giusta.

Come è iniziata questa avventura e come sei arrivata fino a qui?
Mi sono iscritta a Lettere Moderne (per terminare dovrei solo riadattare la tesi, che non ho mai consegnato, come spesso capita per strani casi della vita), ma credo che la mia strada sarebbe stata più l’Accademia di Belle Arti. Ho quindi lavorato per diverso tempo con ragazzi disabili in una legatoria. A livello umano questa esperienza mi ha dato moltissimo, ma ha anche perfezionato la mia manualità che, assieme a creatività e fantasia, è fondamentale per ciò che faccio.
Poi è nata Bianca, e con la maternità è arrivato anche tanto tempo libero.
Era il 2008 e mi sono trovata nel posto giusto al momento giusto: i blog erano ancora pochi e, navigando on line su quelli stranieri, ho conosciuto una rete di donne che lavoravano da casa e riuscivano quindi a vivere delle proprie creazioni senza dover rinunciare a crescere i propri figli.
Proprio ciò che avrei voluto io. Mi sono appassionata al fil di ferro ed ho imparato da sola, sbirciando in internet e su Marie Claire Idées.
Non sapevo neanche dove comprare il fil di ferro, all’inizio! Poi, grazie al passaparola e complice un mercatino al Valdirose a cui non volevo neppure partecipare (non ci credevo troppo, e oggi devo ringraziare le mie amiche per avere insistito), le richieste hanno cominciato a crescere.
Credo che la mia forza sia stata che all’epoca, in Italia, con il fil di ferro non lavorava nessuno, ma anche la personalizzazione di ciò che creo. Rientrata al lavoro a tempo pieno, ho capito che non faceva per me: troppi incastri, troppe responsabilità da delegare, troppo poco presente in famiglia, troppo stress.
Oggi il mio lavoro è Le Bianche Margherite e, al momento, non mi avvalgo neppure di uno shop on-line.

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Il tuo lavoro in tre aggettivi.
Affascinante, coinvolgente, totalizzante.

Cosa, più di tutto, ti gratifica?
Il fare con le mani mi rilassa, mi libera la mente.
Mentre lavoro alla creazione di un oggetto sono davvero in pace.
Ma anche la grande fiducia che le persone mi dimostrano affidandomi le loro storie intime per celebrare momenti importanti come il matrimonio o la nascita di un figlio.
Sono una sconosciuta e mi scrivono come se mi conoscessero da sempre, perché mi seguono sul blog o su Instagram. Ne sono molto onorata e felice.

Cosa ti ha spinta ad intraprendere questa avventura?
La ricerca del piacere personale, che per me significa fare un lavoro di cui sei contenta e soddisfatta, anche economicamente.

Quale grande obiettivo hai raggiunto e come lo hai ottenuto?
La consapevolezza di non poter essere sostituita.
Spesso ho pensato di farmi aiutare, perché è difficile rispondere alle mail arretrate mentre ho ancora la pinza in mano o lavorare anche se non sono ispirata, quindi dover rifare una cosa tante volte perché non mi soddisfa.
Poi ho capito che non avrebbe senso, perché l’empatia si deve creare fra me ed il cliente, e fra me e la mia creazione, senza deleghe.
Ho accettato di non riuscire a fare tutto, perché tempo ed energia mentale non sono mai abbastanza.

E l’errore più grande? Come l’hai superato e cosa hai imparato?
Non prendermi troppo sul serio, all’inizio.
È stato un grave errore perché non riconoscevo troppo valore al mio lavoro, quindi non lo riconoscevano neppure gli altri.
Lo vedevo come un hobby poiché era nato come tale, poi mi è stato fatto notare il suo valore, la fatica ed il tempo che implica e da lì è nata in me una piena consapevolezza, anche in termini economici.

Che consiglio dai a chi vorrebbe intraprendere la tua stessa professione?
Procedere sempre per piccoli passi, senza concentrarsi troppo su grandi obiettivi finali che possono scoraggiare.
E non perdere mai il gusto ed il piacere per ciò che si fa.

Come ti vedi tra cinque anni?
Non molto diversa da come sono ora, ma forse con più controllo del tempo per me perché le mie figlie saranno più grandi.

Hai rinunciato a qualcosa per il lavoro?
Ho meno tempo per me.

E per la famiglia?
No, è stato il motore iniziale da cui è partito tutto questo.

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Avere successo è…
Sapere sempre apprezzare le piccole cose di ogni giorno, gioire di se stessi e di quello che si ha.

Mettersi in gioco è…
Non dare mai niente per scontato e non sentirsi mai arrivati.
Trarre insegnamento dalle critiche e leggerle in maniera costruttiva.

Oggi, cosa diresti alla Donata di 20 anni?
Di essere più consapevole. Di non lasciarsi trasportare da percorsi suggeriti che portano ad una vita già impostata, ma di pensare di più al proprio futuro con la propria testa.

E a una giovane donna di 20 anni?
Capire meglio se stessi e quel che si vuole.
Dare ascolto alla vocina che ognuno di noi ha dentro, invece di prenderla sotto gamba.

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    • Luogo di nascita: Napoli
    • Classe: 1970
    • Segno zodiacale: Toro
    • Tre aggettivi che ti rappresentano: Timida, introversa, contemplativa.
    • La citazione che ti rappresenta: “La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel guardarli con occhi nuovi” di Marcel Proust.
    • Il miglior consiglio ricevuto: “Non svenderti”.
    • Il libro importante: “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery. Leggendolo ho ritrovato pensieri miei che non riuscivo ad esplicitare così bene. Anche io resto affascinata dalla bellezza di tutto ciò che racchiude infinito ed universalità.
    • La coccola irrinunciabile: L’affettuosità con le mie figlie, le coccole nel lettone. Sono momenti che mi godo più che posso, perché stanno crescendo e, magari, presto finiranno.
    • Una donna con cui vorresti andare a cena e perché: Con te perché ho letto la tua storia e sono rimasta molto colpita dalla positività che trasmetti. Poni l’accento su quanto nulla sia scontato o dovuto, mentre si tende a dimenticarlo facilmente. Hai saputo tirar fuori il positivo dal negativo e credo che questa sia una virtù da coltivare.

Licenza Creative Commons
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Valentina Crociani

Wedding blogger e giornalista. Celebro storie belle e condivido ispirazioni su matrimoni e lifestyle.

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