#iBelieveInWomen: ROBERTA ZANTEDESCHI, RECRUITER E FORMATRICE

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Ho conosciuto Roberta Zantedeschi all’edizione 2013 del Freelancecamp, quando con il suo pancione (aspettava Ettore, che è nato il mese successivo) fece uno speech che trasudava energia e positività.
Vi confesso che, da quel giorno, ho sempre desiderato confrontarmi con questa ragazza sempre sorridente e gentile e, finalmente, ecco qui l’occasione!
Roberta è una libera professionista di 38 anni, mamma di Ettore e compagna di Francesco. Tiene a precisare che per ora sono in tre, ma non mette limiti alla provvidenza!
La sua famiglia è composta anche dalle due gatte Iris e Penelope e, volendo allargare un pochino di più il cerchio, pure da tante altre persone non legate a lei da vincoli familiari, che ha però deciso di non nominare qui per non diventare sdolcinata 😉

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Roberta, in cosa consiste il tuo lavoro?
Sono Recruiter e Formatrice; collaboro con un team di altri liberi professionisti e mi occupo di cercare e selezionare persone con profili manageriali e specialistici per le aziende e di organizzare progetti di assessment e formazione. Lavoro anche con i privati offrendo consulenze personali e, infine, scrivo di lavoro sul mio blog.
Amo sottolineare che “trovo persone per le aziende, non cerco lavoro alle persone”, anche se una conseguenza diretta e inevitabile della mia professione è che le persone cambiano la loro!
In precedenza ho sempre lavorato nel mondo delle Risorse Umane, come dipendente in uno studio di Head Hunting di Vicenza prima e come Responsabile del Personale in un’azienda IT poi.
Il lavoro in azienda mi ha anche avvicinata al marketing e alla comunicazione: mi è servito moltissimo per sviluppare competenze e approcci che oggi arricchiscono il mio modo di lavorare.
Come è iniziata questa avventura e come sei arrivata fino a qui?
Tutto è iniziato dal fatto che dovevo sposarmi. Giuro!
Non mi ero ancora laureata in Scienze della Formazione, ma dovevo trovare lavoro perchè dovevo sposarmi. Accettai un posto come segretaria in uno studio di Ricerca e Selezione del personale di Vicenza, mi laureai e mi sposai. Tre anni dopo mi separai, senza abbandonare questo lavoro.
Nello studio ero cresciuta fino a diventare una consulente autonoma nella gestione dei clienti e degli incarichi, e questo mi ha permesso di accettare il ruolo di Responsabile del Personale in un’azienda IT, ma ho capito presto che questa non era la mia vocazione. Dopo quattro anni ho mollato tutto senza avere niente in tasca se non tanta frustrazione e altrettanta voglia di tornare ad amare il mio lavoro. Mi sono buttata e, complice anche il mio primo capo, cioè la prima persona che mi assunse e che nel frattempo aveva fatto scelte nuove, oggi collaboro all’interno di un network di liberi professionisti e mi reputo una delle persone più fortunate al mondo.
Il tuo lavoro in tre aggettivi.
Sfidante, imprevedibile e divertente nonostante tutto.
Cosa, più di tutto, ti gratifica?
Mi piace innanzitutto la formula: sono una libera professionista, lavoro su progetti e per obiettivi, non devo chiedere permessi ma solo organizzare al meglio il mio tempo e giocare a tetris con i vari impegni. Ma sono piuttosto brava a incastrare tutto.
Mi gratifica poi il fatto di lavorare con e per le persone: che sia la selezione, la formazione o la consulenza, mi piace pensare di incidere un po’ sul percorso professionale di chi incontro.
Cosa ti ha spinta ad intraprendere questa avventura?
Ero arrivata a non riconoscermi più nel ruolo che ricoprivo in azienda, anche essere dipendente mi stava stretto. Fare le stesse scale ogni mattina, scontrarmi con un mondo che non mi apparteneva (il settore ICT), vivere dentro a regole che non rispecchiavano il mio modo di vivere il lavoro: non ce l’ho più fatta.
È che non riesco a scindere in modo netto tra vita lavorativa e vita personale, ad accendere e spegnere l’interruttore, perché ho bisogno di credere in quello che faccio. Questi sono contemporaneamente la mia forza ed il mio limite. Riassumendo, ho fatto tutto questo per essere più felice!
Quali difficoltà hai incontrato all’inizio e come le hai superate?
All’inizio mi bloccavano la paura e l’incertezza verso il futuro, ma una bella spinta mi è arrivata partecipando alla prima edizione del Freelancecamp, l’aver conosciuto altre persone che sentivano quello che sentivo io e che in qualche modo avevano scelto una via differente. Sono tornata a casa e mi sono licenziata, con il sostegno indispensabile di Fra.
Le relazioni e la mia tendenza a buttarmi nelle cose, anche in quelle che conosco poco, mi hanno poi aiutata a propormi sul mercato: insomma, della sana faccia tosta, determinazione e fiducia!
Infine, è stato determinate ricominciare a lavorare con il mio primo capo, Andrea: è lui che mi ha fatta crescere in passato, tutt’ora è il mio punto di riferimento, ed è a lui che devo gratitudine infinita se oggi sono qui. L’ho già detto, sono stata molto fortunata.
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Quale grande obiettivo hai raggiunto e come lo hai ottenuto?
La libertà. A costo di essere banale, la libertà non ha prezzo. Non sono presuntuosa quando dico che lavoro tanto, sicuramente più di quando stavo 9 ore in ufficio. Ma è una mia scelta, ogni giorno, e questo è l’obiettivo più importante, quello per il quale continuo a darmi da fare, senza darlo mai per scontato.
Sono serviti coraggio, umiltà e la capacità di curare e sviluppare buone relazioni. Non mi stancherò mai di dire che freelance non significa “soli” e che l’investimento più grande che può fare chi vuole mettersi per conto proprio è creare e curare relazioni.
E l’errore più grande? Come l’hai superato e cosa hai imparato?
Non aver studiato l’inglese quando ero giovane e aver sempre pensato che sarei sopravvissuta ugualmente. Sto cercando di rimediare frequentando un corso one to one e nel mio business plan questo sarà il principale investimento alla voce “formazione” per i prossimi cinque anni.
Che consiglio dai a chi vorrebbe intraprendere la tua stessa professione?
I preconcetti in questo lavoro non aiutano, neanche quelli veri! Le persone ti stupiranno sempre.
Inoltre, se incontri un buon mentore non mollarlo: io sono stata fortunata, ho trovato chi ha creduto in me e mi ha aiutata a crescere, dalla gavetta fino a qui. Il più bel regalo che ti può fare il mondo del lavoro è quello di farti incontrare qualcuno così. Quando lo si trova bisogna fidarsi e imparare quanto più possibile.
Come ti vedi tra cinque anni?
Domandona. Vorrei continuare a occuparmi di consulenza in ambito risorse umane, aumentare la quota di formazione e, sognando, anche quella dedicata alla scrittura, che oggi non è remunerativa, ma un domani chissà…
Hai rinunciato a qualcosa per il lavoro?
Alla maternità pagata! E a un briciolo di leggerezza, perché non si può mai dare niente per scontato quando si è freelance.
E per la famiglia?
Fino allo scorso anno poco, ho rinunciato alle passioni personali: un figlio e l’arrampicata non sono sempre compatibili. Poi, da settembre di quest’anno ho dovuto limitare il mio orario lavorativo per occuparmi di Ettore dopo l’asilo. Non è facile, un po’ per la tipologia del mio lavoro e un po’ perché non mi è mai pesato lavorare fino a tardi. Però questo nuovo vincolo mi sta aiutando a trovare risorse nuove e differenti modalità di lavoro. E, sì, mi sta anche permettendo di fare un po’ la mamma (ed era ora)!
Avere successo è…
Svegliarsi la mattina felici di ciò che ci aspetta, nonostante le rogne e la fatica. Raggiungere gli obiettivi economici che ci siamo posti. Riuscire a trovare un giusto equilibrio tra lavoro, famiglia e passioni.
Mettersi in gioco è…
Innanzitutto studiare e prepararsi, poi serve il coraggio di andare un po’ oltre, gettando il cuore oltre l’ostacolo.
Oggi, cosa diresti alla Roberta di 20 anni?
Fai un’esperienza all’estero e impara l’inglese, perdindirindina!
E a una giovane donna di 20 anni?
Credi prima di tutto in te stessa, e poi non aver paura a chiedere aiuto: oggi è possibile confrontarsi con tante altre donne. Studia, osa, fai pratica, fai ancora fatica e non porti mai limiti!
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IDENTIKIT: Roberta Zantedeschi

  • Luogo di nascita: Vicenza.
  • Classe: 1978.
  • Segno zodiacale: Pesci.
  • Tre aggettivi che ti rappresentano: Entusiasta, dinamica, nervosa.
  • La citazione che ti rappresenta: “Guarda lontano e quando credi di guardare lontano, guarda ancora più lontano” – Baden Powell.
  • Il miglior consiglio ricevuto: Ne ho due: 1) non lasciarti mai dell’astio dietro le spalle; 2) applica la disciplina se vuoi raggiungere l’eccellenza (nello sport, nel lavoro, in cucina, nella scrittura).
  • Il libro importante: Impossibile rispondere con un solo titolo quindi cito il primo e l’ultimo che ho letto su un tema per me centrale, nel lavoro e fuori: la scrittura. “Il mestiere di scrivere” di Luisa Carrada e “Scrivere mail, costruire relazioni” di Annamaria Anelli.
  • La coccola irrinunciabile: Il cibo. Che sia un’ottima brioche la mattina o una pizza in stile napoletano a cena, il cibo (sia mangiato che preparato) mi riconcilia col mondo.
  • Una donna con cui vorresti andare a cena e perché: Serena Dandini. La trovo una donna intelligente, caparbia ed (auto)ironica, tutte qualità che ammiro molto.
    Le chiederei i retroscena de La TV delle ragazze e di Pippo Chennedy Show perchè “la risposta è
    dentro di te, epperò è sbagliata”!

Foto di copertina: Filippo Belletti
Altre foto: Marco Borgna
Licenza Creative Commons
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Valentina Crociani

Wedding blogger e giornalista. Celebro storie belle e condivido ispirazioni su matrimoni e lifestyle.

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