La mia mattinata fra le stelle AIL

I braccialetti di Cruciani per AIL per le palle di Natale per la ricerca su leucemie, linfomi e mieloma

Conoscete le stelle AIL, vero?!

Io, la prima volta che ne ho sentito parlare, ero in quarta elementare, e la maestra quel pomeriggio ci disse che all’uscita da scuola, nel cortile, avremmo potuto comprare una stella di Natale per aiutare le persone malate. Ci disse anche che era un gesto importante, da cittadini sensibili e solidali.
Costavano 10.000 lire (me le diede mio nonno, che quel giorno faceva anche da autista) e ne portai a casa una, che mettemmo in salotto. Nella mia testa di bambina, sentivo di aver compiuto un’azione grande che, nel suo piccolo, avrebbe potuto fare la differenza.
Ero contenta, me lo ricordo bene.
All’epoca non potevo neanche immaginare (perchè capita sempre agli altri, no?!) che dal 2012 – cioè a due anni dal termine del ciclo di chemioterapia ABVD per curare un Linfoma di Hodgkin diagnosticato nel 2009 – a vendere quelle stelle ci sarei stata anche io, in qualità di volontaria ma, soprattutto, con lo spirito della sopravvissuta.
Intendiamoci: non che fossi arrivata fino a quel momento fregandomene degli altri, anzi.
Semplicemente, lo spirito con il quale mi spendo per questo, che mi tocca in prima persona, è nettamente diverso.
Non faccio molto, eh: vendo stelle a Natale, uova di cioccolato per Pasqua, e i braccialettini di Cruciani per AIL ogni volta che ne ho occasione. E lo fanno anche tantissime altre splendide persone: molti sono ex malati come me, altri hanno avuto esperienze di leucemie, linfomi e mieloma in famiglia; poi c’è il personale ospedialiero e tanti (davvero tanti!) giovani.

Sono sempre bei momenti di festa: i passanti ci omaggiano con parole gentili, i negozianti ci offrono pasticcini e caffè, la mia amica Daisy viene in piazza con noi a vendere, alcuni amici vengono proprio quel giorno perchè sanno che ci sono e vogliono comprare la stella proprio da me (quando vi vedo arrivare mi sciolgo sempre, lo ammetto, e vi ringrazio di cuore e per nome: Andrea, Giuseppe, Bruno, Benny & Davide).
Aspetto questi appuntamenti con gioia perchè si respira complicità: fra una vendita e l’altra, fra una chiacchiera e l’altra, ci scambiamo le nostre storie e i nostri sogni. Molti di noi sono guariti e lo testimoniano, altri testimoniano le cure in corso, e per me sono un monito a non buttarmi e a non perdermi, e a non sprecare il prezioso tempo che possiedo, questa seconda opportunità.

Oggi capisco l’importanza del vendere e dell’acquistare questa pianta che da decenni colora di rosso e sorrisi le piazze d’Italia.
L’entusiasmo è lo stesso di quel pomeriggio in quarta elementare, la consapevolezza è quella di chi sa che, grazie alla ricerca, negli ultimi 30/40 anni la prognosi della mia malattia ha avuto un netto miglioramento, e che la stessa malattia nel secolo scorso era considerata inevitabilmente fatale.


È la prima volta che parlo apertamente della mia malattia.
Non l’ho mai nascosta, ma l’ho sempre tenuta “per me” e per il cerchio ristretto di persone care con cui, negli anni, ho deciso di condividerla.
Però quest’anno è diverso, forse perché sono cambiate davvero tante cose e sto vivendo con maggior gratitudine questo dono, iniziato da ormai sei anni.
Se vi va, date un’occhiata al negozio AIL: dietro alle gravi malattie ci sono mondi che prima neanche immaginavo; non da ultimi le spese per i mezzi di trasporto, il vitto e l’alloggio per i familiari, l’assistenza.
Io sono stata fortunata. Fossi nata qualche decennio prima, forse ora non sarei qui.
Sono la prova vivente che la ricerca salva e ridona tante vite (ai malati e alle loro famiglie).
Ci sono lo spettro delle recidive e gli strascichi che queste devastanti cure lasciano, ma anche tanti Natali e Pasque, tanti sorrisi, infinite opportunità e molte persone care incrociate lungo il nuovo cammino.

Non posso che essere grata alla ricerca, a chi la fa e a chi la promuove.
Prima l’AIL era solo un ricordo di bambina, ora è una realtà che stimo ed apprezzo, e che mi impegno a sostenere. Grazie a questa Onlus ho conosciuto persone e realtà nuove: una su tutte è Valeria (nella foto qui sotto con me). È l’instancabile segretaria della sezione di Ravenna, che si spende moltissimo e in ogni occasione per queste iniziative: con me ha una pazienza infinita e questa è un’ottima occasione per ringraziarla 🙂

Questo è il dopo. È l’oggi, e profuma di un bellissimo futuro, fatto di speranza e ottimismo.
Il prima è un’altra storia, strettamente legata a questa. Ed è fatta di tanti capitoli impregnati di hic et nunc, di dolore e di paura.
Avrei potuto parlare di questi ultimi, ma ho scelto di raccontare l’oggi perchè è una bella storia simile a quella di tante altre persone guarite, per testimoniare il potere della ricerca.
Chiudo con una citazione dell’immenso Randy Pausch. Ho letto L’ultima lezione mentre ero malata, e mi ha segnata talmente tanto che qualche mese fa, per una fortunata coincidenza, di passaggio a Pittsburgh, non ho voluto proprio perdere l’occasione di fermarmi alla Carnegie Mellon University, dove questa si è tenuta:

“Non possiamo cambiare le carte che ci vengono servite.
Possiamo solo cambiare il modo in cui giochiamo la nostra mano”.
Randy Pausch

A presto 🙂

Valentina

Valentina Crociani

Wedding blogger e giornalista. Celebro storie belle e condivido ispirazioni su matrimoni e lifestyle.

30/12/2015

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2 Comments

  1. Rispondi

    Luca

    10/12/2015

    Un post davvero toccante…che andrebbe letto come “una lezione”.
    Ti voglio bene

  2. Rispondi

    DAISY

    10/12/2015

    Bellissimo post!

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